di: Anna Crisante

I Tinari. La dinastia della ristorazione abruzzese

Villa Maiella premiata da tutte le Guide

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La famiglia Tinari, una storia di successi

La formazione di Giuseppe Tinari inizia nell’osteria dei suoi genitori. Quando aveva 23 anni la trasformò in trattoria e poi in ristorante, Villa Maiella appunto. Tra le tovaglie a quadretti e quelle di lino, tra la cucina tradizionale e l’alta cucina c’è di mezzo l’Istituto Alberghiero, frequentato da Peppino a Roccaraso, un’esperienza importante per tre stagioni al Cipriani di Venezia con lo chef Giovanni Spaventa che ha ospitato uno dei primi G7, il matrimonio nel 1984 con Angela, oggi collaboratrice e consigliera insostituibile. “Il genio e la stella”, li definì così il Gambero Rosso decenni fa.

Guardiese di origine, Angela è vissuta molti anni in Svizzera dove faceva la programmatrice informatica. Tornata nel suo paese per affiancare il marito-maestro nella ristorazione, a 40 anni si laurea a Bruxelles in Scienze culinarie. Gli anni passati lontano da Guardiagrele le hanno fatto guardare in modo diverso il piatto povero della tradizione, ha intuito in piena moda da nouvelle cuisine che bisognava sì riproporlo per mantenere un’identità, ma con eleganza. È stata la svolta. Lei e Peppino hanno iniziato a lavorare sull’evoluzione della cucina tradizionale, così sono nati piatti nuovi con materie prime del territorio, piatti studiati per esprimere un’idea. “Fare il cuoco - dice Angela – è una filosofia di vita, un modo di vivere”. Si dedica soprattutto alla pasticceria e ha realizzato il sogno di aprire una sala da the.

I figli Arcangelo, 40 anni, e Pascal, 36 anni, hanno intrapreso anche loro lo stesso mestiere e per questo la famiglia Tinari è una delle poche che in Italia lavora nella ristorazione da tre generazioni.

Arcangelo si è formato per tre anni nel ristorante dello chef tristellato Michel Bras, a Laguiole in Francia e oggi è responsabile di cucina, mentre Pascal, oggi maître e curatore della cantina, ha fatto esperienza ad Auberge de L’Ill, sempre in Francia. Prima aveva lavorato per un anno e mezzo con la famiglia Santini, Dal Pescatore, a Canneto sull’Oglio di Mantova, tre stelle Michelin da vent’anni.

Schivo e concreto, Peppino nel suo tempo libero ama stare nella natura e con gli animali. Lavora per riallacciare il filo della tradizione, per una cucina attuale ma con le radici e la cultura della tradizione. “Una buona cucina nasce dall’esperienza di vita” dice.

Tra i piatti forti, un carpaccio di vitello marinato al caffè e cumino montano, i Ravioli di burrata allo zafferano, una pasta alla chitarra (ottenuta solo da ‘chitarra’ di Pretoro) al ragù di agnello e ricotta affumicata al ginepro, un battuto di agnello croccante al timo su fonduta di pecorino. E come aperitivo un Trebbiano d’Abruzzo vinificato in acciaio e aromatizzato a freddo agli agrumi con il bordo del calice spolverato all’arancia, limone, cedro e bergamotto.

Il ristorante ha circa 60 posti all’interno e 40 sulla terrazza. È anche Hotel di 14 stanze. Si trova in via Sette Dolori 30, poco fuori dal centro di Guardiagrele.

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